

Anche in questo caso, secondo me, si rischia di contribuire a una diseducazione scientifica creata da giornalisti e ricercatori in cerca di scoop o fama, attraverso il loro non saper (o non voler) distinguere espressamente tra causalità e correlazione statistica.
Chi guarda molta TV potrebbe farlo come conseguenza di problemi di solitudine, di asocialità, o di altro tipo. Una o più di queste problematiche preesistenti, potrebbe essere la vera causa di questa sorta di atrofia celebrale riscontrata 20 anni dopo l’inizio del test. Dunque in realtà non ci sono prove scientifiche che la causa sia nell’uso del televisore in sé, come invece l’articolo lascia intendere subdolamente.
Probabilmente la mia critica è stata fraintesa. Qui nessuno ha messo in dubbio l’utilità e le novità che emergono da questo studio. Il problema invece è il modo col quale gli articolisti riassumono i risultati, cioè come lo raccontano. E se i ricercatori approvano, allora sono complici.
Se ometti di scrivere espressamente che non esistono nessi di causalità, caro articolista, stai facendo il furbo. Stai cercando di far intendere, come vera, una falsità che non hai voluto chiarire esplicitamente. Questo è un subdolo comportamento comunicativo abbastanza noto a chi ha familiarità col marketing.