Pubblico un altro intervento di Andrea Masala che mi sembra utile per un confronto su poveri, meno poveri, benestanti, ricchi. Il 99% da chi è costituito?
Andrea Masala
Discorso difficile, ma è il più importante per la sinistra europea: questo manifesto è geniale!
La sinistra italiana (ma credo europea) ha una rappresentazione totalmente falsa della società e naturalmente restituisce alla gente questa falsa rappresentazione. Che è poi il motivo per le accuse di ztl, radical chic e più seriamente della perdita dei voti dei settori popolari.
Questo manifesto ha il coraggio di mettere una cifra allo slogan “noi 99% contro voi 1%”.
Le nostre società sono caratterizzate da una prima fascia di povertà assoluta verso le quali c’è un minimo di welfare misto (sempre più minimo) e una fiscalità non vessatoria.
Subito dopo abbiamo una fascia non riconosciuta povera ma che è proprio povera a tutti gli effetti: chi guadagna tra 1200 e 2000€ al mese non ha welfare e comincia ad essere fiscalmente tartassato. Se non si ha casa di famiglia, si abita in una grande città e si hanno figli, con quella cifra si è poverissimi. Si pagano tasse altissime e non progressive e non si riceve nulla in cambio dallo Stato.
Tra i 2000 e i 3000 siamo appena fuori dalla povertà e all’inizio di una vita appena dignitosa ma faticosissima, debitoria e senza possibilità di risparmio o investimenti importanti (acquisto casa, rilancio attività privata, investimento studio figli, fare fronte a spese improvvise…). Anche qui zero welfare e fisco sempre più insostenibile e ingiusto (=non progressivo).
Tra 3000 e 4000 inizia quel ceto medio-minimo che, per potere d’acquisto equiparabile, caratterizzava gran parte della società italiana dai 70 ai 90. Quella che stabilizzava la democrazia e la società.
Se le fasce 1200/3000 non vivono in estrema povertà e quella 3000/4000 sta benino, è solo perché stiamo consumando il risparmio (sotto forma di casa o altro) delle generazioni della Prima Repubblica (che non si scorda mai, come dice l’ultimo intellettuale di sinistra).
La sinistra non sa rappresentare affatto questa situazione. Parla di poveri dando l’idea di voler rappresentare soggetti da neorealismo, soggetti in cui non si riconosce nessuna delle fasce finora descritte se non la prima.
La prima è ciò che Marx chiamava lumpenproletariat, le altre le chiamava arbeiter. Erano quelle che lui immaginava soggetti della trasformazione.
Così per una persona normale di quelle fasce dai 1200 in poi (taglio con l’accetta) la sinistra appare un soggetto che difende Geppetto, gli immigrati, le alte burocrazie di Stato e le banche. E sapete perché gli sembra questo? Perché è vero! Anche se Geppetto lo difende per finta, retoricamente, perché un povero italiano ce lo devono mettere.
Chiaramente entrano tante altre varianti: figli, case, geografia, cultura, anagrafe e il discorso va fatto in modo complesso e intelligente. Ma la ricostruzione di un blocco storico va fatto partendo da questo: questo 90% va rimesso in un discorso di emancipazione sociale e culturale, a partire da una battaglia per salari più alti ed equi, un fisco molto più progressivo (abbiamo da anni una flat tax a due aliquote reali), un welfare universale (compreso reddito e casa) e meno orario.
Ma sapendo che il blocco sociale è questo.
Assumere questo blocco sociale significa cambiare linguaggio, programmi, atteggiamento intellettuale e spirituale, aggressività sulla questione fiscale, aderenza ai territori etc.
Significa saper educare quel blocco al contrario di come fa la destra: chi è più debole viene prima, dirige. La fascia 1200/2000 è centrale. I lavori più usuranti sono centrali. Le rendite punite, le corporazione equalizzate.
È una grande rivoluzione culturale per le sinistre italiane ed europee. Ma senza questa vinceranno sempre le destre. Perché vincono nelle case e per le strade, nei campi e nelle officine, molto prima che nelle urne.
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